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"Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato "crede" di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l'abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all'editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l'eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un'informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset." Beppe Grillo 
Contro l'abolizione dell'ordine dei giornalisti Per una volta mi sento chiamato in causa. Per una volta parlo in prima persona. Sono giornalista, faccio parte degli amici di beppe grillo e mando avanti grillonews da più di due anni, ma delle tre proposte di referendum del V-day del 25 aprile 2008 ce n’è una che non approvo e che invito a non sottoscrivere: la proposta di abolire l’albo dei giornalisti. Perché? Provo a spiegarmi partendo proprio dall’esperienza di questo foglio d’informazione: il grillonews. Grillonews fa citizen journalism, è un’agenzia d’informazione di base nel senso che raccoglie le notizie dal basso, dai cittadini più informati – e non importa che siano iscritti all’albo - chiedendogli ogni tanto di vestire i panni del giornalista e scrivere. Grillonews dà loro voce in due modi: pubblica ogni giorno quello che hanno scritto sul sito www.grillonews.com e pubblica su carta una volta al mese articoli selezionati. Questa è la formula di grillonews.
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La legge Gasparri, dal suo promulgatore il deputato di Alleanza Nazionale Maurizio Gasparri, è del 3 maggio 2004 e ha questo titolo: "Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a., nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione". Fra le più discusse del Governo Berlusconi II , si tratta in sostanza di una legge di riforma generale del sistema radiotelevisivo. Alcuni principi della legge Gasparri. 1. Limiti al cumulo dei programmi e alla raccolta di risorse economiche (art. 15); 2. definizione del "SIC" (Sistema Integrato delle Comunicazioni), che comprende stampa quotidiana e periodica; editoria (...) anche per il tramite di Internet; radio e televisione; cinema; pubblicità; 3. i soggetti non possono conseguire né direttamente, né attraverso soggetti controllati, ricavi superiori al 20% dei ricavi complessivi del sistema integrato delle comunicazioni. Tale limite corrisponde a circa 26 miliardi di euro, e sostituisce il limite del 30% della l. Maccanico, il quale però corrispondeva a 12 miliardi. 
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Sarebbero dovuti essere i giornali di partito a godere dei contributi pubblici per l'editoria, invece i soldi, per la maggior parte, sono andati agli editori privati: Corriere, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Messaggero, Il Foglio, Il Riformista, eccetera, eccetera. Questi giornali, a loro volta, rappresentano gli interessi economici di persone e di gruppi privati con questi nomi: Ligresti, Passera, Della Valle, Confindustria, De Benedetti, Berlusconi, Cordero di Montezemolo, Caltagirone. Gli editori sono loro, ma i soldi no. Quelli sono pubblici. Sono nostri. Siamo noi cittadini a finanziare giornali di privati. Verrebbe da dire: “Facile, dunque, metter su un giornale. Tanto i soldi non sono i tuoi. E tu, editore, non rischi nulla”. E, se permettete la puntualizzazione, in un mercato dell’editoria che si professi tale questo non va bene.  
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