| 05-11-2007 10:10 |
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E' questo il nome della campagna lanciata dall'associazione finansol.it affinché enti locali e regioni rendano trasparente l'utilizzo dei derivati, ovvero di quegli strumenti finanziari il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni come azioni, indici, valute, tassi, ecc. Un fenomeno dalle dimensioni e dalle implicazioni preoccupanti che, solo grazie ad una recente inchiesta della trasmissione Report, è balzato all'attenzione dell'opinione pubblica. Per aderire alla campagna "A carte scoperte", aperta ai singoli cittadini e alle organizzazioni della società civile è sufficiente visitare il sito www.finansol.it.
I numeri di un fenomeno preoccupante e gli strumenti per agire - finansol.it è attiva nel nostro paese nella promozione della finanza solidale e mette a disposizione di cittadini, amministratori e organizzazioni della società civile informazioni sui derivati e i loro rischi; una petizione sottoscrivibile on line; una bozza di mozione da presentare nelle assemblee elettive per fare luce su un fenomeno che, a fine 2006 per il Ministero del Tesoro, vede esposti gli enti locali e le Regioni italiane per 13 miliardi di euro, ma che secondo finansol.it arrivano a 33 (calcolando il peso delle banche estere, dunque non registrate dalle istituzioni italiane di controllo). A fine agosto, secondo Banca d'Italia, il valore di mercato dei derivati in tasca agli enti locali era negativo per un miliardo e 55 milioni di euro, su una perdita complessiva di 5 miliardi di euro attribuibili al sistema paese. Due terzi di queste perdite sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province. [...] Per la Consob l'80% dei contratti risulta in perdita - I dati forniti dalle istituzioni finanziarie italiane sono presumibilmente sottostimati poiché varie fonti indipendenti indicano come molte posizioni in derivati detenute dagli enti locali siano in contropartita con banche estere, posizioni per le quali non sono ancora disponibili dati statistici. La stima di finansol.it è che le banche estere curino almeno il 60% delle operazioni, in volumi e non per numerosità, perché si concentrano su quelle più grandi, come quelle delle Regioni e dei grandi Comuni. Secondo la Consob, in ogni caso, circa l'80% dei contratti risulta in perdita con una rimessa media per operazione di circa 80.000 euro: gli enti locali e le Regioni hanno subito perdite medie molto più elevate di quelle delle imprese (circa 430.000 euro contro 76.000), anche a causa della dimensione media dei contratti più elevata (circa 12 milioni di euro di valore nozionale, contro i 2,6 milioni di euro delle imprese). www.finansol.it |
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- info: Marco Gallicani 328/2263091 Ultimo aggiornamento: 06-11-2007 09:44
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