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Il Nobel scomodo PDF Stampa E-mail
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16-10-2007 11:54
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Si parla molto di ecologia e sostenibilità, di decrescita più o meno felice, e si ha quasi l’impressione di una evoluzione in progress, positiva, del contenimento di inquinanti e gas serra nella nostra atmosfera.
Addirittura arriva il Nobel per la PACE ad Al Gore che si è impegnato sul fronte ambientale, e l’illusione di una svolta epocale si affaccia nella testa di molti.
Peccato che sul terreno delle scelte concrete, quelle imbeccate dagli industriali ai loro lacchè politici, abbiamo il signor Attali, ex socialista, ora al servizio del reazionario Sarkozy, che per la Francia prevede: PIU’ MERCATO, MENO AMBIENTE per rilanciare l’economia, chiedendo di cancellare la “salvaguardia ecologica”, voluta da Chirac nella Costituzione, considerata oggi un freno allo sviluppo.
Questi estremisti della crescita ad ogni costo, ottusi e irresponsabili verso l’ambiente, inadempienti verso il trattato di Kyoto, che impunemente ignorano le conclusioni degli scienziati dell’IPCC (organismo internazionale dell’ONU dove per sei anni hanno lavorato 2.000 scienziati sui cambiamenti climatici) anch’esso premiato con il Nobel, addirittura decidono di peggiorare la insostenibile situazione attuale togliendo le poche norme di salvaguardia contro le emissioni nocive.

La Casa Bianca, dopo la notizia del Nobel a Gore, sente l’esigenza di precisare che (la nazione più antiecologica della storia, quella che con il 5% della popolazione mondiale divora il 40% di tutte le risorse prodotte al mondo e inquina in proporzione) non deciderà alcun cambiamento di rotta nella politica ambientale.
La mostruosità della “demokrazia” contemporanea è che essa porta al potere i killer del nostro ormai fragile ecosistema, arroganti e ignoranti, che si fanno beffe delle conclusioni degli scienziati, e sono alleati di ferro della più feroce di tutte le leggi, quella del profitto che oggi tutto decide e plasma anche culturalmente tutta la società civile dove vediamo tutti contro tutti azzuffarsi per ritagliarsi una fetta di consumi, senza più progetti né futuro.
Nuoce gravemente alla situazione attuale anche il fatto che paesi come la Russia e la Cina si siano fulmineamente inseriti nella folle globalizzazione di merci e consumi con la stessa logica e la stessa cultura dei vecchi “imperialisti”, ma con maggiore disprezzo per i diritti dei lavoratori e meno scrupoli per la salvaguardia dell’ambiente.
Il “pensiero unico” del profitto, dei consumi, dell’eterno sviluppo, di negare l’evidenza dei cambiamenti climatici, è diventato globale e non si vede una via d’uscita.
Se non identifichiamo nel liberismo e nel profitto i nemici giurati dell’ambiente e di tutta l’umanità mai potremo elaborare un progetto di società in cui la produzione di beni e di alimenti sia proporzionale alle risorse della terra, sia da questa sostenibile e non pericolosamente in rosso, visto che l’impronta ecologica della umanità è già del 30% fuori dalla capacità della terra di rigenerare la vita.
Paolo De Gregorio

Ultimo aggiornamento: 17-10-2007 08:53

Pubblicato in : News, Ambiente & Salute
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