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IL CASO EUROPA 7, UNA TV SENZA FREQUENZE PDF Stampa E-mail
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01-10-2007 21:35
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Esiste in Italia dal 1999 una emittente televisiva, Europa 7, che ha ottenuto la concessione senza mai poter cominciare a trasmettere a causa della mancanza di frequenze televisive “occupate abusivamente” da un’altra emittente televisiva, Rete 4, che continua a trasmette senza concessione. In base alla giurisprudenza costituzionale ed all’ordinamento, Rete 4 avrebbe dovuto lasciare le frequenze analogiche e trasferirsi su piattaforma digitale in quanto “emittente eccedente rispetto ai limiti previsti al numero massimo di televisioni nazionali” detenibili da un unico soggetto. Vi è poi da segnalare che c’è un ordinamento legislativo in materia televisiva che, grazie alla legge Gasparri, ha sempre legittimato questo situazione alquanto incresciosa.

(foto da "Tutte le tv")


A dimostrazione delle ragioni di Europa 7 vi fu la sentenza n. 466 del 2002 della Corte Costituzionale che “richiedeva il passaggio di Rete 4 su satellite o altra piattaforma trasmissiva entro il 31 dicembre 2003”. La sentenza, però, chiariva anche che questa decisione non doveva pregiudicare “il diverso futuro assetto che potrebbe derivare dallo sviluppo della tecnica di trasmissione digitale terrestre, con conseguente aumento delle risorse tecniche disponibili”.
Insomma, una apertura che permise al governo Berlusconi di varare in fretta e furia un decreto legge che autorizzò la permanenza di Rete 4 oltre il 31 dicembre 2003. Mentre l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni era incaricata di certificare il concreto realizzarsi di quel diverso futuro assetto determinando in concreto la cancellazione della sentenza della Corte.
Per cercare di porre fine allo stato attuale delle cose, Paolo Gentiloni, ministro delle comunicazioni in carica, che in questi anni ha sempre sostenuto il diritto di Europa 7 ad ottenere le frequenze necessarie a trasmettere, ha firmato, come suo primo atto da ministro, un disegno di legge che riapre il mercato dell’acquisto delle frequenze tv a tutti i soggetti e stabilisce nuove procedure di rilascio delle frequenze eccedenti prevedendo, entro un anno dall’entrata in vigore, il trasferimento di Rete 4 e RAI 2 sulla piattaforma digitale. Chiaro l’obiettivo: liberare risorse frequenziali a beneficio di tutti gli altri competitors, tra cui Europa 7.
Tra gli obiettivi della legge di riforma, infatti, si annoverano: “il blocco di ulteriori acquisti di frequenze in capo a RAI e RTI (Mediaset, ndr); l’apertura del mercato delle frequenze a tutti i soggetti, anche a quelli non provvisti di concessione o autorizzazione analogica; l’adozione di misure di riequilibrio del mercato delle risorse economiche attraverso numerose misure in materia di raccolta pubblicitaria, telepromozioni e televendite; la previsione di un percorso di restituzione allo Stato di frequenze ridondanti; l’obbligo in capo a RAI e RTI di trasferire una rete su piattaforma digitale e di restituire le frequenze analogiche non strettamente necessarie a tale migrazione”.
Una proposta insomma che, “se approvata rapidamente dal Parlamento, come ha scritto Antonio Nicita, consulente del ministro Gentiloni, nonché professore di Politica Economica all’università di Siena, ridarà sicuramente legittimità all’ordinamento televisivo e sanato storiche disuguaglianze”.
Non tutto però termina qui. Entro fine anno, infatti, la Corte Europea sentenzierà sul caso Europa 7 e l’Avvocato Generale, che agisce quale “difensore del diritto comunitario”, ha depositato le proprie conclusioni, favorevoli alle ragioni di Francesco Di Stefano, proprietario di Europa 7.
“La normativa italiana – sostiene l’avvocato generale - consente alle vecchie emittenti di usare ancora frequenze per le reti eccedenti la soglia antitrust (vedi Rete 4) così da bloccare il rilascio delle stesse frequenze per le emittenti nuove, come Europa 7”. “I giudici nazionali – continua l’avvocato - hanno l’obbligo di garantire l’effettiva applicazione del diritto comunitario e devono esaminare attentamente le ragioni addotte da uno Stato membro per ritardare l’assegnazione di frequenze ad un operatore che così ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale e, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che tali diritti non rimangano illusori”. Insomma, qualcosa si muove ed Europa 7, con le dichiarazioni dell’avvocato generale, segna finalmente un punto.
Pasquale Capasso

(fonte foto)

(fonte foto)

 

 


 

Ultimo aggiornamento: 17-10-2007 09:15

Pubblicato in : News, Informazione
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