| 11-09-2007 11:38 |
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Fino a giugno in tutt’Italia saranno raccolte le firme per presentare al parlamento una legge di iniziativa popolare per ripubblicizzare il servizio idrico e sottrarlo alle logiche di mercato. Un’iniziativa, questa, che non risponde ad un mero problema tecnico gestionale, ma riguarda gli assetti economici internazionali. Un po’ di storia. Nel 2000 la Commissione Mondiale sull’Acqua definisce l’acqua non più bene sociale fondamentale, ma bene economico di rilevanza industriale, soggetto al mercato al pari di ogni merce. Nel 2002 all’Organizzazione Mondiale del Commercio di Doha l‘Unione Europea apre la porta alla privatizzazione dei servizi idrici nel mondo con un paragrafo nel quale si dice che gli stati membri del WTO “procederanno alla eliminazione di tutte le barriere tariffarie e non tariffarie dei prodotti e dei servizi ambientali”. Con una nota, però. Le direttive lasciano libertà di scelta ai singoli paesi di dire quali sono i servizi di “rilevanza generale” e quali di “rilevanza economica generale”. Per i servizi di “rilevanza generale” gli stati hanno libertà di gestione fuori dal mercato con strumenti di diritto pubblico o “di controllo analogo”. Per i “servizi di rilevanza economica” si ricade sotto le norme che regolano la concorrenza. I nostri politici hanno scelto una strada ambigua. Hanno trasformato municipalizzate e consorzi in spa ed srl affidando il servizio a queste società di diritto privato anche se a capitale pubblico al 100%. A volte hanno ceduto con gara pubblica una parte del pacchetto azionario a soci privati arrivando anche a costituire holding che riunivano più servizi e che si quotavano in borsa. Tutti casi, questi, fuori dalle regole UE. Infatti, in tutti i casi di contestazione di affidamento diretto ad una spa la Corte Europea, i Tar e il Consiglio di Stato hanno annullato le delibere anche nel caso di spa a totale capitale pubblico ritenendo che la normativa italiana non consenta “il controllo analogo”. Ma come funzionano queste pseudo-privatizzazioni? I politici nominano tutta o parte della classe dirigente dell’acqua continuando a ‘governare’ la torta. Con le municipalizzate gli amministratori, stante l'obbligo del pareggio di bilancio e la totale esclusione di logiche di utili e di profitto, prendevano gettoni in nulla paragonabili a quelli che prendono gli amministratori a capo di una società di capitali. La legge ora consente il frazionamento societario, permette che i consigli di amministrazione si moltiplichino così come i posti e i costi. La legge consente anche di scaricare sulle tariffe, cioè sui cittadini. In più è concessa la totale "autonomia gestionale" di una società di capitali dal codice civile e lo svincolo dai reati penali contro la pubblica amministrazione: corruzione, peculato, abuso d'ufficio e altri. Da ultimo si hanno mani libere in tema di assunzioni. Qui, si applica già per intero la legge Biagi come non accade per gli enti strumentali di un Comune. Ecco come si coniuga all’italiana il globale e il locale sull’acqua. Ecco perché t’invitiamo a firmare per riconsegnare l’acqua ai cittadini. Giampaolo Pellegrini, ATTAC, Comitato Chianti - Val d’Elsa
Ultimo aggiornamento: 17-10-2007 09:18
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