| 04-12-2008 09:36 |
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La crisi finanziaria che sta passando sulle nostre teste avrà, in pochi mesi, serissime ripercussioni sull'economia reale e sui nostri stili di vita. Ma nonostante tutto potrebbe avere degli effetti positivi, aiutando noi stessi a risvegliarci da un incubo che dura ormai da troppi anni: l'incubo del profitto. L'attuale fallimento del sistema finanziario non è un inaspettato terremoto, come la maggior parte dei commentatori sembrano suggerire; rappresenta piuttosto il momento culminante di un sistema basato sulla logica del profitto, oggi chiamato “fondamentalismo di mercato”. Questa crisi era ampiamente prevedibile ma purtroppo inevitabile, perché rappresenta la realizzazione su grande scala del meccanismo della “bolla speculativa” - la quale è base fondante e non eccezione - della dinamica finanziaria. La bolla speculativa è un meccanismo in grado di creare denaro dal nulla. Ma questo denaro, non avendo corrispettivo in beni reali, vive solo in virtù della fiducia che gli operatori ripongono nella sua stessa esistenza. E' come in un sogno, quando ci si sveglia la bolla crolla.
Tali bolle sono connaturate al sistema finanziario, ne costituiscono l'essenza. Se c’e’ una differenza tra le passate bolle speculative e l'attuale crisi, essa risiede nelle dimensioni spropositate in termini di denaro. Un tempo il crollo di una bolla influiva quasi solo sui mercati finanziari e non turbava, se non marginalmente, l'economia reale. Oggi le cose sono cambiate perché la finanza ha assunto molta più importanza dell'economia reale. Basti pensare che la quantità di denaro che circola in termini di derivati finanziari, senza nessun valore intrinseco, è stimata essere pari a dieci volte la quantità di tutti i beni materiali comprabili sul pianeta. Il sistema finanziario ha letteralmente risucchiato le risorse monetarie necessarie alle attività produttive, rendendo sterili queste ultime. La transizione dall'economia produttiva a quella finanziaria è avvenuta nel momento in cui l'economia reale non è stata più in grado di produrre un adeguato profitto. Le economie occidentali in particolare producevano già più di quanto la popolazione potesse consumare. Si era raggiunto il limite massimo di produttività e consumo. Ma il sistema economico/finanziario è strutturato in modo da non permettere una riduzione del profitto. Provate a chiedervi il perché di questa aberrazione. Oggi si invocano nuove regole per i mercati, le quali anche se fossero restrittive, non cambierebbero la natura del problema se concepite a partire dai soliti principi del profitto. Potrebbero a limite ridurre la portata delle crisi. La finanza va profondamente ristrutturata, a partire dai principi base. Quello che fino ad ieri era un tabù, vale a dire la piramide finanziaria, oggi forse può iniziare ad essere argomento di discussione. Forse utile sapere che in diverse parti del mondo stanno nascendo risposte variegate a questo problema. In Svezia è nato un nuovo modello bancario, si chiama JAK (Jord Arbete Kapital, “Terra, Lavoro, Capitale”). E’ una cooperativa di soci, tutti con eguali diritti, che fornisce servizi di risparmio e prestito liberi dall’interesse speculativo (principio che in una certa misura è adottato anche dalle banche islamiche). Un cambiamento ancora più radicale si sta affacciando in varie parti del mondo con l'introduzione delle cosiddette “monete complementari”. In diverse regioni d'Italia da diversi mesi sono in circolazione i Buoni Locali di Solidarietà (SCEC). Progetto tutto italiano che nasce dallo studio delle oltre 4.000 monete complementari presenti in tutto il mondo, come il circuito WIR svizzero, il Regio tedesco, o il sistema di buoni usato in Giappone.
di Giovanni Morlino (da Grillonews Firenze numero di novembre) Ultimo aggiornamento: 04-12-2008 09:39
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