| 17-04-2008 21:09 |
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La sera dell’8 aprile 2008 oltre 50 persone si sono incontrate al Circolo Arci Andreoni, zona Coverciano, a Firenze per fondare il Circolo per la Decrescita Felice. Animatore della serata chiamato a battezzare la nascita del Circolo Maurizio Pallante. Pallante è il principale ispiratore della decrescita felice. E’ tra i fondatori, con Mario Palazzetti e Tullio Regge, del Comitato per l’uso razionale dell’energia. Svolge attività di ricerca e di pubblicazione saggistica nel campo del risparmio energetico e delle tecnologie ambientali. Collabora con Caterpillar e fa parte del comitato scientifico di "M'illumino di meno". Prima dell’incontro, lo abbiamo avvicinato per un’intervista. Pallante, ci può spiegare che cosa è la decrescita felice? “Evidentemente la decrescita è il contrario della crescita”. Ma che cosa è la crescita? “Secondo quello che dicono i giornali, gli economisti, gli industriali e i sindacalisti, la crescita misura la quantità dei beni che un sistema produttivo mette a disposizione di una popolazione nel corso di un anno. In realtà, però, le cose non stanno così”. Perché? “Il discorso è complesso. E vorrei andare per gradi”. Va bene. “Allora. Il prodotto interno lordo, l’indicatore della crescita, rappresenta un valore di carattere monetario e in quanto tale può prendere in considerazione soltanto le merci, cioè gli oggetti e i servizi che vengono scambiati con denaro. Ma noi siamo una società che ha abituato le persone a comprare tutto quello di cui hanno bisogno, tendiamo confondere il concetto di bene con il concetto di merce”. Bene e merce sono due cose diverse? “Bene e merce sono due concetti molto diversi. Esistono delle merci che non sono beni ed esistono dei beni che non sono merci”.
 
Facciamo un esempio? “Sì. Le case in Italia consumano per riscaldarsi dai 15 ai 20 litri di gasolio al metro quadrato all’anno, litri di gasolio o metri cubi di metano. In Alto Adige, in Germania non consentono di costruire le case che consumino sopra i 7 litri al metro quadrato all’anno. Una casa che consuma 20 litri perché ne spreca tredici, fa crescere il prodotto interno lordo più di una casa che ne consuma 7”. E i 13 litri in più? “I 13 litri in più che la casa consuma sono sicuramente una merce, cioè qualche cosa che si compra e che si paga, ma non sono un bene perché si disperdono a causa della cattiva coibentazione della casa”. E una casa che consuma 7 litri? “Una casa che consuma 7 litri, ben costruita, che non fa disperdere energia fa crescere il prodotto interno lordo di meno”. Ma la decrescita dove sta? “La decrescita consiste nella diminuzione della produzione del consumo di merci che non sono beni. Se si diminuisce la produzione di merci che non sono beni si ha un maggiore benessere, un maggiore comfort. Nelle case consideriamo il benessere termico della persona la temperatura della stanza. In realtà il nostro corpo è fatto in maniera tale che il calore metabolico che produciamo si scambia al 70% con le pareti e al 30% con l’aria della stanza. Per cui in una stanza con la temperatura dell’aria più bassa e le pareti calde, si ha un benessere maggiore di quello che si avrebbe in una stanza con l’aria più calda e le pareti fredde. Una casa che consuma 20 litri e ne disperde 13 ha sempre le pareti fredde. Una casa che consuma 7 litri, siccome non disperde energia, ha le pareti più calde, consuma meno una merce che non è un bene e dentro quella casa si sta meglio rispetto a una casa che consuma più energia”. Allora? “Allora la decrescita che si ha è felice. Ma questa felicità non riguarda solo le persone che abitano questa casa, ma anche la collettività perché una casa che consuma 7 litri manda in atmosfera i 2/3 in meno di anidride carbonica di una casa che consuma 20 litri. Quindi contribuisce a ridurre l’effetto serra”. E ci sono dei beni che non sono merci? “Esatto. Qualcosa che uno produce per se stesso sia come beni materiali sia come servizi comporta una diminuzione della merce corrispondente. Se io ho un orto e mi produco la frutta e la verdura non vado a comprarla al supermercato, quindi faccio diminuire la domanda della merce corrispondente e ho una decrescita. La decrescita si realizza anche con l’aumento della produzione e del consumo di beni che non sono merci e anche in questo caso è felice perché la frutta e verdura che uno produce è solitamente migliore di quella che si compra. In più se uno coltiva per se stesso non usa concimi chimici, né antiparassitari e riduce l’impatto dei veleni che si immettono nella terra per le attività agricole quindi contribuisce anche al benessere collettivo. Questa è la decrescita felice”. Ma in una civiltà come la nostra dove le persone sono considerate per lo più consumatori di beni, non è utopico chiedere di ritornare alla terra e di consumare di meno? Forse ci vorrebbero almeno delle leggi che aiutassero la decrescita, ma non mi pare che ci siano politici in giro che ne parlino. “Quello che dico non è utopico. Perché non è che deve essere imposto con la legge. Che ci vuole sicuramente, intendiamoci. L‘obiettivo è far capire che la decrescita è conveniente anche dal punto di vista economico perché se si vive in una casa che consuma 7 litri si spende molto di meno di una dove se ne spendono 20. Il problema è che se i politici continuano a ragionare in termini di Pil bisogna cambiare questa politica”. Nel governo Prodi 2006-08 lei è stato consulente energetico del ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio. Cosa ne ha tratto da questa esperienza? “Dall’esperienza con Pecoraro Scanio ho tratto la considerazione che è molto difficile far capire ai politici queste cose. Con la piccola consulenza che avevo ho cercato di dimostrare esperienze concrete in cui si dimostrava il vantaggio economico e ambientale di scelte finalizzate a ridurre gli sprechi di energia. L’obiettivo era quello di far vedere certe cose realizzate e farle imitare”. E non passare attraverso l’aspetto legislativo. “Anche se c’è stato qualcosa nella Finanziaria ultima con l’introduzione di sgravi fiscali a chi ristruttura una casa in funzione di un minor consumo di energia. E non a mettere le fonti rinnovabili al posto delle fonti fossili”. Lei appartiene ai Verdi? “No. Non appartengo al partito dei Verdi. Sono stato chiamato per una serie di questioni tecniche”. Sulla questione Cip6, i contributi dello Stato pagati dai cittadini senza esserne informati alla costruzione di inceneritori? “Hanno tentato di togliere questi incentivi Cip6, ma ci sono state delle forze che si sono contrapposte moltissimo. I Verdi contavano quello che contavano”. Parliamo dei circoli della decrescita felice. “Un fatto è certo. Ci sono gruppi di persone che vogliono fondare dei circoli delle decrescita in giro per l’Italia. E aumenta il numero delle persone e dei gruppi che vogliono invece approfondire il tema della decrescita più da un punto di vista teorico che da quello della proposta. Per poterlo applicare e poter valutare successivamente se fare anche dei circoli della decrescita”. Cosa ne pensa di questa campagna elettorale? “In campo ci sono tutte forze politiche che hanno messo al primo punto dei loro impegni politici la crescita economica e non la decrescita. E per questo che io mi sono estraniato”. Cosa fare, allora? “Dovremo arrivare a un momento in cui sotto la spinta dei nostri circoli nasca una forza politica, magari sotto forma di lista civica o sotto forma di Amici di Beppe Grillo, che si presenti alle prossime elezioni con un programma di cose da fare fondato sulla decrescita. Discutiamo di questo anche qui a Firenze con il Circolo che si è appena costituito”. la redazione Ultimo aggiornamento: 17-04-2008 21:27
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