| 22-02-2008 21:05 |
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Ho ascoltato una trasmissione di reporter24, a Radio 24. Già parlarne, dell'uranio cosiddetto impoverito, è qualcosa: la stragrande maggioranza degli altri media neppure ne parla. Io so e ho le prove. Le ho viste, le ho lette, ne ho parlato decine di volte con coloro che stanno studiando "il meccanismo" delle malattie. Le armi all'uranio sono un veleno perenne, e non esistono tecniche per bonificare i luoghi contaminati. In questa vicenda non c'è lieto fine. Ci sono, le prove: 46 morti e, per difetto, 500 malati. Basta avere la pazienza di metterle una in fila all'altra, le prove. Di andare semplicemente con una telecamera in un laboratorio di Modena - non in Siberia, a Modena! - chiamato ‘Nanodiagnostics’, ad intervistare chi conosce la verità o una parte enorme di questa verità fatta di morti ammazzati, consapevolmente, dagli Stati occidentali. Quelli che portano la "pace". […] Le prove ci sono. Fotografate da un microscopio a scansione ambientale detto Esem. Basta volerle mostrare. Una sera, prima del 13 agosto, sono intervenuto in diretta alla "zanzara", ma come si fa in 60 secondi a raccontare l'orrore? Non ce la fai neppure in 20 minuti, come il 13 ha cercato di fare il giornalista di reporter24. Se ve la sentite, chiamate questi due scienziati: S.Montanari e A.Gatti, www.nanodiagnostics.it è il loro sito. Hanno scoperto come accade, perché si genera la malattia, hanno esaminato le biopsie dei malati e hanno fotografato le maledette prove. Solo questo vi chiedo: smettetela di dire che non ci sono le prove. Le prove ci sono. Dentro al corpo, incise nella carne: nanoparticelle di metalli pesanti nei tessuti e nello sperma dei soldati ammalati.  
[…] Prendiamo il caso dell’uranio impoverito. Non ci sono più dubbi sulla pericolosità delle armi al D.U. Le prove sulla colpevolezza dei vertici delle forze armate? Almeno omissione di misure di protezione dei soldati e depistaggio. […] In queste guerre intere popolazioni inermi hanno subìto le conseguenze dei bombardamenti condotti con armi "nuove" e sofisticate, che solo tra alcuni anni riveleranno tutti i loro effetti devastanti. Va da sé che pochi si sarebbero curati di questo lontano dramma, se migliaia di soldati occidentali non avessero manifestato, al ritorno dalle guerre nel Golfo e nei Balcani, sintomi e quadri patologici gravissimi, riconducibili all'esposizione alle sostanze chimiche e radioattive utilizzate e liberate nel corso dei bombardamenti. Anche le fabbriche chimiche hanno bombardato...crimini contro l'umanità che nessuna corte di giustizia perseguirà mai. La Nato non è punibile. […] L'interesse di alcuni ricercatori è dovuto al fatto che le molecole tossiche dell’uranio impoverito si sono accumulate nei polmoni e nei cervelli, nel sangue e nello sperma dei soldati e li hanno fatti ammalare di linfomi, leucemie, mielomi, epatocarcinomi e sarcomi; hanno perfino causato l'insorgenza di carcinomi uterini nelle loro compagne e malformazioni nei bambini da loro procreati negli anni. Uno soldato Canadese aveva 7 (sette!) di queste malattie terribili. Era un atleta di poco più di 20 anni. Come accade? E’ l'alta temperatura, 3000 gradi, raggiunta nei processi di combustione scatenati da un proiettile al Depleted Uranium (DU), quando colpisce, ad esempio un carro armato, a determinare la frammentazione della materia in nanoparticelle rotondeggianti, che inalate fungono da piccolissimi proiettili. Sostanze killer e leghe metalliche assolutamente casuali, che non sono biocompatibili: di per se stesse sono patogeniche, per la dimensione. Più alta la temperatura raggiunta, minore la dimensione, più alta la pericolosità per la vita, non solo umana. I filtri al di sotto dei 2.5 micron, non esistono, neppure a livello industriale. Le nanoparticelle col loro carico mortale penetrano nelle cellule del sangue, infiammano organi e tessuti, sregolano gli stessi apparati di controllo sistemico e in primis il sistema neuro-endocrino: agiscono da endocrine disruptors, con meccanismi veramente diabolici, che permettono loro di ingannare i recettori delle cellule bersaglio o di mimare (agendo direttamente o indirettamente sul DNA o sui meccanismi di trascrizione ed espressione genica) l'azione delle molecole che innescano o modulano la produzione di ormoni, citochine, chemochine. Mi raccomando, però. Se anche voi lasciate perdere, se non verificate quello che vi ho scritto, regola aurea del giornalismo, non fate un torto a me, ma a migliaia di persone che soffrono di malattie terribili. In fondo, siamo tutti esposti, forse è per questa inquietudine che non riesco a mollare questa vicenda: come la sabbia del Sahara, gli inquinanti nanometrici possono percorrere centinaia, migliaia di km e non sono prodotti soltanto dalle armi al DU... Roberto Pirani
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per saperne di più: www.vittimeuranio.com Ultimo aggiornamento: 17-06-2008 21:51
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