| 18-12-2007 14:28 |
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C’è un compromesso assai vasto, al quale evidentemente corrisponde una remunerazione altrettanto vasta, una garanzia di sicurezza dei profitti. Questo è un fattore di coesione. Il compromesso raggiunto tra le diverse componenti che convivono dentro «Cosa Nostra» ha tenuto a freno finora i gruppi di fuoco più strettamente legati a Riina e Bagarella. Il pericolo di una rottura della pace può venire da questa parte. Gli oltranzisti che subiscono il regime penitenziario del 41-bis mordono il freno; alludono ogni tanto alla possibilità di gesti eclatanti, di attentati, ma finora non hanno avuto la forza di uscire allo scoperto. Si accontentano, almeno per adesso, di promesse e di qualche ammorbidimento in via amministrativa della loro condizione carceraria. […] Paolo Borsellino ricordava come «politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra, o si mettono d’accordo».
Sotto questo profilo gli esempi offerti dalla cronaca negli ultimi anni sono eloquenti: nel settembre 2002 è stato tratto in arresto su ordine di cattura della Magistratura catanese il sindaco di Acireale, Nino Nicotra dell’UDC. Nella vicenda sono stati coinvolti l’onorevole Basilio Catanoso, il suo segretario particolare, un consigliere regionale del nuovo PSI e altri consiglieri comunali di AN e Forza Italia. Oggi, sempre di più, si segnalano rappresentanti nelle istituzioni che sono espressioni dirette delle mafie, che non svolgono più mediazione, ma una funzione di emanazione diretta che rischia di minare le fondamenta del nostro sistema democratico. Ciò rappresenta un allarme democratico di prima grandezza. E’ un problema che riguarda tutti perché ha a che fare con i capisaldi della democrazia italiana il cui funzionamento è inevitabilmente inceppato o compromesso da una sovrabbondante rappresentanza istituzionale direttamente espressione ed emanazione di interessi mafiosi. L’allarme nasce da una serie di fatti che evidenziano la crescita di tale rapporto. L’episodio più inquietante è quello accaduto nelle campagne di Santa Margherita Belice in provincia di Agrigento dove è stato interrotto un summit mafioso che avrebbe dovuto procedere all’elezione del rappresentante delle famiglie mafiose dell’agrigentino. Riunione importante, chiamata a decidere questioni significative come quella, fondamentale per la vita di ogni cosca, dell’elezione del proprio capo, del rappresentante di tutti i mafiosi dell’intera provincia di Agrigento; alla riunione era presente Giuseppe Nobile, medico analista, consigliere provinciale di Agrigento eletto nelle file di Forza Italia; insieme a lui altri ex consiglieri comunali. C’è poi il caso di Giorgio Barresi, un consigliere comunale del CCD eletto a Lamezia Terme che non ha potuto mettere piede in Consiglio comunale perché ristretto agli arresti domiciliari; e sempre a Lamezia Terme, il cui Consiglio comunale è stato sciolto per la seconda volta grazie anche alla denuncia dell’onorevole Angela Napoli, vice presidente della Commissione antimafia, è accaduto che ci fossero numerosi iscritti a Forza Italia che risultano appartenere a cosche mafiose. Non meno inquietante è quanto emerso dalla lettura della sentenza di condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione dell’onorevole Amadeo Matacena jr, deputato di Forza Italia nella scorsa legislatura, decisa dalla Corte di Assise di Reggio Calabria. Al di là delle responsabilità penali – non ancora accertate in via definitiva – quello che colpisce è la frequentazione del deputato con uomini notoriamente appartenenti alla ’ndrangheta. Anche in provincia di Caserta, dove permane forte il controllo delle organizzazioni criminali sul territorio mentre stenta l’attività di contrasto e soprattutto preoccupano i tempi della risposta giudiziaria, sono segnalate diverse situazioni di rapporti di amicizia o di parentela tra esponenti delle istituzioni e boss della camorra, che lasciano fondatamente pensare ad un condizionamento – attraverso il controllo del voto – di singoli rappresentanti o di intere istituzioni locali da parte della camorra. In Sicilia, Bartolo Pellegrino di Nuova Sicilia, assessore regionale che si è autosospeso, è stato intercettato mentre, parlando al telefono con dei mafiosi, ha definito i poliziotti sbirri, con tipico linguaggio mafioso. Non risulta che il presidente della giunta regionale, onorevole Totò Cuffaro, abbia espresso il proprio biasimo e la propria condanna nei confronti del suo assessore che attualmente risulta indagato. Il senatore Firrarello di Forza Italia, è stato rinviato a giudizio per tangenti e rapporti con la mafia. A Bari due consiglieri di Alleanza Nazionale, Ubaldo Terlizzi e Vincenzo Volpicella, hanno patteggiato la pena per aver favorito dei boss locali in una serie di pratiche amministrative. Nel mese di dicembre 2005, l’ex assessore della regione Puglia, Franzoso, è stato rinviato a giudizio per voto di scambio politico-mafioso nelle elezioni del 2000, in relazione a rapporti con il clan Soloperto. In Sicilia, il sindaco del comune di Roccamena, Salvatore Giuseppe Gambino, vicino all’UDC, è stato arrestato il 7 gennaio 2006 per associazione mafiosa e detenzione di una pistola rubata; egli è accusato anche di avere, prima delle elezioni comunali, intimidito il sindaco in carica dei DS, per indurlo a non ricandidarsi, abbattendo con le ruspe l’abitazione di campagna della sorella. Il dato di fondo è che ci sono molti parlamentari e molti esponenti di partiti del centro-destra, soprattutto di Forza Italia, che sono accusati di avere un rapporto diretto con le organizzazioni mafiose. Su tutti spicca l’onorevole Dell’Utri condannato l’11 dicembre 2004 dal Tribunale di Palermo, e dunque solo in primo grado, a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna appellata dall’uomo politico. In particolare vengono viene contestati all’onorevole Dell’Utri dalla Procura della Repubblica di Palermo rapporti con una serie di personaggi di vertice di «Cosa Nostra», rapporti risalenti in anni assai lontani quando l’onorevole Dell’Utri non era ancora parlamentare, ma solo il segretario particolare dell’imprenditore Berlusconi il quale non ha alcuna veste in detto procedimento. Il dato di fondo è che i rapporti sono continuati nel tempo e sono proseguiti anche dopo il suo ingresso in politica. In particolare ha intrattenuto rapporti «continuativi» con: Stefano Bontate, Girolamo Teresi, Ignazio e Giovanbattista Pullara`, Vittorio Mangano, Gaetano Cina`, Giuseppe e Pietro Di Napoli, Raffaele Ganci, Salvatore Riina. Dell’Utri è anche accusato di essersi occupato del riciclaggio a Milano di capitali provenienti da Giuseppe Calo`, Salvatore Riina, Ugo Martello e Pippo Bono. A conferma di tali molteplici rapporti, un pranzo in un locale pubblico di Milano con Antonino Calderone, all’epoca uomo d’onore della famiglia di Catania e fratello di Giuseppe, in quel periodo segretario della Commissione regionale di «Cosa Nostra», con i fratelli Antonino e Gaetano Grado, oltre che con Vittorio Mangano. Quando lavorava con Filippo Rapisarda, negli uffici di via Chiaravalle a Milano riceveva con assiduità Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Gaetano Cina`. Nell’aprile del 1980, a Londra partecipava al matrimonio di Girolamo Fauci, personaggio inserito nel traffico internazionale di stupefacenti, che vedeva la contemporanea partecipazione di Mimmo Teresi, Gaetano Cina` e Francesco Di Carlo. Al di là delle responsabilità penali che toccherà ai giudici palermitani accertare ed eventualmente sanzionare, quello che colpisce è la molteplicità dei rapporti con personaggi sicuramente mafiosi, rapporti certo non interrotti dopo l’avvenuta elezione in Parlamento. Si è voluto ricordare questa vicenda con particolare evidenza perché l’onorevole Dell’Utri è responsabile della campagna elettorale per Forza Italia – partito del Presidente del Consiglio – e sta istruendo i giovani di Forza Italia sulle modalità di raccolta dei voti. Quale messaggio arriverà ai mafiosi se a impostare e a dirigere la campagna elettorale del partito del Presidente del Consiglio sarà un uomo che ha abitualmente frequentato ogni tipo di mafiosi e che è già stato condannato da un tribunale italiano? Stralcio della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia durante il governo Berlusconi 2001-2006 – relatore on. Lumìa
Ultimo aggiornamento: 18-12-2007 14:28
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